Quando mi è stato chiesto di scrivere “due righe” su Velia ne sono stato contento.
Nella statura e nelle fattezze del viso mi ha sempre ricordato mia mamma e, per questo, ho nutrito per lei un trasporto particolare, anche quando i nostri incontri erano solo quelli riservati ai ministri straordinari della Comunione.
Il nostro è stato un rapporto in crescendo, da quando mi accompagnò da Rosaria, una splendida “anima” alla quale portava la Santa Comunione e dalla quale non poteva più andare, a quando da casa sua andò ad abitare dalla figlia Daniela.
Nei nostri incontri si parlava del più e del meno, del più devo dire di Dio, ma anche del suo rammarico di non poter più avere una partecipazione attiva nei vari gruppi a cui apparteneva, e di non poter venire in Chiesa per vivere direttamente la S. Messa e le altre Celebrazioni.
Proprio durante questi incontri ho iniziato ad entrare in intimità con lei, alla fine……..come il titolo di una delle sue tante bellissime poesie che recitava così:
“Quanti anni, Signore, mi hai donato per crescere nel bene e nell’amore, quanto tempo ho sprecato lo sai soltanto Tu, mio Redentore. Quando vagavo per valli deserte Tu mi aspettavi, tenero e paziente, con le Tue braccia aperte chiamandomi per nome dolcemente. Ora che sto finendo il mio cammino, sono io che Ti chiamo, mio Signore, rimani a me vicino perché ogni mio pensiero sia d’amore. Ogni gesto sia sempre una carezza, ogni parola una parola vera e infine la dolcezza della gioia nell’ultima preghiera.”
Questa era Velia, una sorella in Cristo dalla quale ho avuto la grazia di ricevere una fervida testimonianza di fede, data nel momento credo più delicato dell’esistenza terrena di un essere umano.
Una fede forte la sua, che le consentiva un totale abbandono al Padre il quale, di concerto, le donava la serenità di accettare con amore gli alti e bassi del suo stato di salute.
La stessa serenità che ho poi riscontrato nel suo viso quando, ormai nella luce, ha voluto salutarci e rassicurarci con un dolce sorriso.
Massimo

