Vogliamo raccontarvi qualcosa di Stefano, e parlare di lui inevitabilmente ci porta a raccontarvelo insieme alla sua Giuseppina. Li abbiamo incontrati quasi 25 anni fa… Gabriele non c’era ancora, e Lavinia era nata da poco… Stefano e Giuseppina erano due giovani sposi, ma era già chiaro che desideravano vivere una famiglia fondata sul Matrimonio come Sacramento dell’amore cristiano.
Era il periodo in cui a Roma prendeva forma la Pastorale diocesana della famiglia, e sulla scia di quella esperienza Stefano e Giuseppina sono stati il seme del Gruppo Famiglie nella parrocchia di Gesù Bambino, condividendo con altre famiglie il cammino della pastorale familiare nella nostra comunità parrocchiale e scoprendo la bellezza di essere famiglia insieme ad altre famiglie.
Dirlo adesso, dopo tanti anni e tanto cammino, suona quasi strano, ma all’epoca non era così facile, né scontato, che un parroco affidasse una parte della pastorale a laici, per di più giovani, per di più sposati… e dunque potete immaginare la gioia, ma anche l’apprensione, quando per la prima volta don Giuseppe Simonazzi chiese a noi coppie di accompagnarlo da una famiglia che aveva chiesto il Battesimo per il proprio figlio. Da allora Stefano e Giuseppina sono sempre stati nel cuore della vita della comunità parrocchiale, condividendo il cammino del Gruppo Famiglie, animando le catechesi di matrimonio e di battesimo, vivendo i momenti forti dell’Eucarestia, della preghiera, dei ritiri spirituali, dei pellegrinaggi… nel loro cuore, come in quello di molti, è senz’altro rimasto quell’indimenticabile viaggio in Terra Santa, sulle orme di Mosè, accompagnati da don Tonino De Siati.
La malattia è sopraggiunta in silenzio, improvvisa, insidiosa.
Stefano l’ha vissuta da cristiano, come ci ha testimoniato un amico che, a valle di lunghe chiacchierate con lui, ci ha detto che “Stefano è un uomo trasformato, perché ha saputo accogliere la malattia non come un castigo, ma come una opportunità”.
Stefano l’ha vissuta da uomo, senza rassegnarsi, combattendo la malattia fino a decidere di sottoporsi al trapianto che, seppur rischioso, poteva essere risolutivo; e questo Lavinia e Gabriele ci hanno testimoniato, dicendoci che “papà ci ha provato fino in fondo, ce l’ha messa davvero tutta per vincere la battaglia per la vita”.
Quel lunedì sera Giuseppina ha chiesto a don Gianfranco ed agli amici un supplemento di preghiera, perché Stefano sembrava aggravarsi… ci siamo ritrovati per recitare il Rosario in famiglia, una preghiera che Stefano e Giuseppina hanno sempre amato. Abbiamo pregato per la guarigione di Stefano, ma avevamo bene in mente quello che spesso don Gianfranco ci ricorda, che il Signore ci guida alla ricerca della felicità conducendoci per vie che non sono le nostre vie.
Poche ore dopo, nel cuore della notte, un sms firmato “Giuseppina, Lavinia e Gabriele” ci annunciava che Stefano era tornato alla Casa del Padre.
La testimonianza più bella che ci lascia Stefano è l’amore per la sua sposa: il Matrimonio è veramente stato per lui il Sacramento, il segno distintivo della sua vita di cristiano adulto.
Ricordando Stefano, ci viene in mente l’immagine del Sacramento del Matrimonio come di una scalata in cordata, da fare insieme, uniti, quasi legati da quella corda che è il Signore Gesù. La vetta della scalata, la realizzazione del nostro Sacramento, è presentarci all’incontro con Lui potendo dire: “Ho conservato fedelmente, per la vita, l’amore per la sposa che mi hai posto accanto ed affidato”.
Siamo certi che il Signore ha accolto Stefano dicendogli: “Bravo Stefano, ce l’hai fatta, hai conquistato la vetta!”.

