Amore mio, un destino crudele ha privato Guido, Chiara e me della nostra “stella polare”.
Sei stata la compagna della mia vita per 43 anni, sei stata dolce, amorevole, premurosa, ma qualche volta anche irritante (ma guai se in un matrimonio non ci fossero anche i momenti di attrito), ma io, lo confesso, senza di te non ho mai comprato neanche una camicia o una cravatta.
Abbiamo condiviso tutto “la buona e la cattiva sorte”, ma il bilancio, almeno fino a martedì scorso, era assolutamente in positivo.
Sei stata per Guido una mamma fantastica, sempre pronta al suo fianco per assisterlo e per ascoltarlo. Avevi con lui un rapporto confidenziale meraviglioso, ma non ne ero geloso, perché lo avevi costruito e ravvivato giorno dopo giorno per 36 anni, con un’incredibile capacità di ascolto e di dialogo. Hai amato Chiara come la figlia che non avevamo avuto, ma sempre rispettando il suo ruolo di moglie di Guido.
Sei stata una donna saggia e generosa: quale sposa, dopo un anno di matrimonio, alla morte della suocera, sarebbe stata disposta a lasciare la sua casetta per andare a vivere in quella della famiglia del marito, insieme ad un giovane cognato, per il quale sei sempre stata ben più di una sorella maggiore.
Nel primo impatto con le persone nuove rimanevi un po’ sulle tue, apparendo dura di carattere, forse anche un po’ scorbutica, ma quando approfondivi la conoscenza, davi tutta te stessa. E quando siamo venuti a Roma hai dimostrato il tuo altruismo a tantissimi, nel lavoro in ospedale, tra i nuovi amici, in Parrocchia, nel quartiere. Quante foto di dita, mani, piedi, gambe e braccia tumefatte ho trovato nel tuo cellulare. Per tutti eri pronta a dare il primo consiglio sanitario utile e ad avviare verso il medico giusto, assumendoti spesso dopo personalmente la cura e l’assistenza di qualcuno.
E non avevi dimenticato la tua famiglia di napoletana di origine, continuavi a tenere vivo e unito, con i fratelli, le sorelle e gli amati nipoti, quel grande affetto familiare che tuo padre e tua madre ti avevano insegnato.
Eri piccolina, “ ‘nu murzillo ‘e femmena ” si dice a Napoli, ma sprizzavi energia, vitalità e per noi eri una vera colonna.
Eri una donna di fede, devotissima a San Pio da Pietrelcina. Se sono andato oltre la Messa domenicale, iniziando insieme ai sacerdoti e al Gruppo Famiglie della Parrocchia un cammino di fede che dura dal 1995, lo devo a te. Se nostro figlio opera nell’Oratorio e nel Centro Estivo per i bambini, dove tu pure eri impegnata ogni anno, è perché ha seguito il tuo fattivo e silenzioso esempio.
Mi piace pensare che il Signore ti abbia chiamato vicino a lui per organizzare la cucina o il pronto soccorso o qualche altra attività di volontariato in Paradiso.
Amore mio ti ringrazio per tutto l’amore che ci hai dato. Guidaci dall’alto, stacci vicino, insieme a Gesù e alla Vergine Maria, perché noi, senza la nostra “stella polare”, temiamo di perderci nelle tempeste della vita.

