Luigi

Siamo nell’ormai lontano 2000, in un fervoroso incontro di preghiera. Al centro della Chiesa Luigi, con la sua robusta e diritta costituzione, sembra una colonna di devozione e di fede. Accanto a lui Claudia, la sua carissima consorte, che lui chiama affettuosamente “la mia piccoletta”. Improvvisamente tutta l’assemblea avverte il rumore di un crollo repentino e si precipita al centro della chiesa dove Luigi è caduto a terra privo di sensi. È l’inizio di una via Crucis che continuerà per circa vent’anni, l’esperienza di un dolore che metterà a dura prova Luigi: forte come una roccia, dirà negli ultimi giorni della sua vita, riecheggiando le parole di San Paolo: “Niente mi può separare dall’amore di Cristo”. L’ictus che lo ha colpito in chiesa lo ha privato della possibilità di movimento e di autonomia di tutto il lato sinistro del corpo, e gli ha causato continuamente un dolore che sarebbe durato per tutta la vita.

Mi piace qui ricordare alcune parole e alcuni episodi della vita di quest’uomo dalla fede incrollabile che ha arricchito con il suo esempio tutti coloro che si sono alternati alla sua casa, i primi anni per portarlo in chiesa in macchina, poi per portargli il dono cui non sapeva rinunciare: l’Eucaristia! Avrebbe voluto riceverla ogni giorno, ma siamo riusciti, alternandoci, a portargliela almeno tre volte alla settimana.

Quando vedeva la piccola teca che la conteneva, posata sulla mia mano, mi diceva “lasciamelo toccare!” Anche lui era stato ministro della Comunione, e vedendo la sua grande fede e gli occhi che gli brillavano dal desiderio lasciavo che posasse delicatamente la sua mano sulla mia, appena sfiorando la teca. Era una commozione troppo forte, per lui, tanto che il cuore gli batteva fino a farmi temere che potesse sentirsi male e costringendomi così a non permettergli più questo gesto delicato d’amore.

Condivideva la fede con Claudia, la sua amatissima moglie, verso la quale aveva un sentimento profondo di rispetto e di fedeltà: avevano celebrato pochi anni fa il cinquantesimo anniversario delle nozze (nozze d’oro!) e non passava giorno che con lei non dicesse almeno una volta il Rosario. La casa di Luigi e Claudia era una casa di preghiera. Spesso chi aveva mezz’ora di tempo saliva quei pochi gradini fino al secondo piano e chiedeva “preghiamo?”. La risposta era sempre sì, e si diceva il Rosario. Oppure, se c’era una sofferenza o una preoccupazione, si parlava con loro, sicuri di essere compresi. Quando ancora poteva muoversi un po’, spesso era invitato con la moglie a portare la loro testimonianza alle giovani coppie che si preparavano al matrimonio. Luigi e Claudia erano un esempio commovente di sposi cristiani.

Una volta, camminando lungo la strada, ha visto un crocifisso fatto di due rozzi bastoni incrociati, gettato nel cassonetto dei rifiuti. Luigi avrebbe voluto riparare quel gesto blasfemo: ha preso quei due pezzi di legno ormai così mal ridotti, li ha lavati, li ha puliti con amore, ha ricostruito la Croce e l’ha appesa al muro, sopra la porta della sua stanza dove poteva vederli dal letto. Pregando o soffrendo, guardava continuamente il “suo Crocifisso” con un’espressione intensa e commossa. Sembrava che volesse riparare con il suo amore il gesto di chi lo aveva rifiutato e gettato via. Fino al giorno della sua morte, i suoi occhi si volgevano da quella parte.

La malattia e la morte di Claudia furono una grande prova che lui sopportò con una grande fede. Claudia, che non era da meno di lui, confessava candidamente di aver chiesto al Signore di non voler andare in Purgatorio, e qualche volta, quando i dolori erano insopportabili, diceva quasi sorridendo al Signore: “Non te ne approfittare, però!” e Luigi la aiutava con le lacrime agli occhi ma con la sua preghiera.

Nell’Omelia della Messa celebrata per il suo funerale il sacerdote celebrante, ricordando il giorno in cui Luigi ha avuto il primo ictus in mezzo alla chiesa, ha detto che era come se il Signore gli fosse passato accanto con la Croce sulle spalle e gli avesse chiesto “Vuoi aiutarmi?” e Luigi aveva risposto “Sì”. Così ha compiuto il gesto del Cireneo e ha portato la Croce del Signore per il resto della sua vita con tutta la fede e l’amore di cui era capace il suo grande cuore.

Così, chiunque di noi lo ha conosciuto, e soprattutto noi, i ministri della Comunione che tante volte lo abbiamo accompagnato nel suo dolore, portandogli l’unico conforto che lui desiderava, abbiamo ricevuto da lui molto più di quanto abbiamo dato e il contatto con questo testimone di fede ci ha arricchito e ci ha fatto capire meglio il senso del nostro ministero.

Massimo