Ludovico

Ludovico ha frequentato sempre la nostra comunità ma ha cominciato a lavorare nel servizio volontario dell’accoglienza in sacrestia quasi per caso.

Sei anni fa, mentre era in atto la realizzazione del presepe permanente mi ha avvicinato per chiedermi qualcosa circa la costruzione del cielo che doveva sovrastare il presepe. Era la parte del presepe che lo attirava di più tra tanti scenari e paesaggi da realizzare.  Lui ne sapeva più di noi di cielo. Amava guardarlo e conosceva le costellazioni. Così è venuto naturale un suo coinvolgimento che non ha subito da allora interruzioni.

Lo vedo ancora seduto nelle ultime panche di una chiesa vuota, la mattina dei giorni feriali, quando eravamo tutti noi della sacrestia assorti intorno al magazzino abbandonato e polveroso dove sarebbe sorto il presepe. Aveva davanti un tavolino da lavoro pieno di mille fibre ottiche e accanto uno schema con la ricostruzione delle costellazioni presenti nel mese della nascita di Gesù e si applicava con una precisione e una meticolosità che a volte ci innervosiva, perché noi altri andavamo a cento e volevamo che il lavoro scorresse veloce. Per realizzare il cielo bisognava fare dei piccolissimi fori in un enorme lastra di compensato ricurvo, distanti tra loro in scala come riportava lo schema e inserire piccolissimi alloggiamenti dove infilare fibre dello spessore di un capello e fermarle con una goccia di colla. Ricordo che non ha voluto utilizzare il trapano della parrocchia e si è portato il suo da casa perché lo riteneva più preciso.

Mi ricordo un nostro battibecco perché aveva inserito le fibre in una tavola che non era stata ancora dipinta di blu e il lavoro si era rallentato perché la pittura si è dovuta fare con un pennello da ritocco per non coprire la luce delle stelle. Con lui spesso ci siamo confrontati su modi diversi di concepire il lavoro.

Poi eravamo sempre io e lui che tornavamo a casa, nella stessa direzione, da amici, tra una barzelletta e una risata e facevo tanta fatica a stargli dietro perché a ogni mio passo lui ne faceva tre: aveva un passo da bersagliere.

Poi è iniziato il servizio dell’accoglienza che ha svolto con grande dedizione: mi faceva impressione che mentre era con i nipoti ad Anzio, quando era il suo giorno di turno prendeva il treno prima delle 7 per arrivare in tempo in parrocchia e tornare al mare subito dopo il servizio.

Abbiamo perso un amico prezioso che non dimenticheremo. Ciao Ludovico.

Bruno