Francesco

Per due volte la nostra Parrocchia ha avuto il privilegio di poter assistere alla Messa del S. Padre nella cappella di S. Marta. Dopo la Messa il Papa si è trattenuto con i partecipanti. Ecco i ricordi di quei due episodi:

7 marzo 2014

Un pullman davanti al cancello della Chiesa… Ma non è una gita parrocchiale!

Partenza ore 6,00 . Stamattina in venticinque case la sveglia ha suonato alle 5 in punto. Si va dal Papa! Scelti o sorteggiati… consapevoli di avere un grandissimo privilegio da vivere non da soli, ma portando con noi il desiderio di tanti che rimangono a casa.  Siamo in venticinque con Parroco e Viceparroco e andiamo dal Papa. Il pulman ci lascia e percorriamo a piedi i pochi metri che ci separano dall’ingresso alla Casa Santa Marta. L’organizzazione è perfetta: controlli, guardaroba, gentilezza silenziosa… La cappellina è piccola: ci sono più sedie di quelle che occorrono. Ci avvisano che non si può fotografare e che dopo l’omelia dovremo rimanere seduti fino alla Consacrazione. Siamo tutti emozionati: entra il Papa. Ora l’emozione lascia il posto a tensioni diverse, perché il Papa è lì, con i  paramenti viola della quaresima… solo lo zucchetto bianco ci dice che non è il vecchio parroco di campagna che sembra: un prete abituato a pregare piano, a celebrare la Messa sottovoce, meditando ogni parola, senza alzare mai lo sguardo, se non verso l’Ostia consacrata,  che predica come in sordina, lentamente, ascoltando più che parlando. E l’omelia è sull’ipocrisia dei nostri digiuni, sulla nostra quaresima che infiocchettiamo di “fioretti” e presunte rinunce mentre il nostro cuore non è capace di aprirsi al digiuno vero, quello che apre il cuore alla carità, perché, come dice Isaia nel brano che abbiamo oggi  ascoltato, il digiuno “non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?”. Carità dunque verso quelli che abitano fuori dalla nostra casa, ma anche carità dentro le nostre case, come ha sottolineato il Papa, ben sapendo che è molto più difficile essere prossimo per chi ci è vicino. Perchè la vita di fede è strettamente connessa a una vita di carità verso i poveri. Su quell’altare ci sono le preghiere di tutti, di noi presenti e di quelli che sono rimasti a casa: per essere migliori, per la pace nelle nostre famiglie, per la salute, per il lavoro, per i figli, per i nipotini, per i vecchi, per i malati….

Dopo la messa il Papa si è seduto in mezzo al popolo per ringraziare Dio della celebrazione eucaristica.

Poi il saluto. Una grande commozione. Prima i nostri sacerdoti. E Don Gianfranco ci ha presentati come “l’unica parrocchia di Roma che sta sotto terra”. E il Papa gli ha chiesto “Siete tutti morti?”  “ No – ha aggiunto il parroco– siamo tutti risorti, ma le altre parrocchie ci considerano “sfigati”!. Poi siamo stati presentati ad uno ad uno, infine ha ringraziato il parroco di tutto quello che fa.

8 ottobre 2018

Alle 5:45 del mattino di fronte alla Parrocchia Gesù Bambino è raccolta una piccola folla che aspetta di salire su un pullman. Ci si saluta con il viso sorridente e in parte ancora incredulo, il turbamento di essere lì è grande.  Siamo in tutto 25, solo una rappresentanza dell’intera Comunità che ogni giorno affolla, indaffarata e gioiosa, la nostra Chiesa. Nel mese di agosto è arrivato ad ognuno di noi 25 un semplice messaggio del Don e da lì tutti abbiamo cominciato un percorso personale di preparazione… già, perché nel messaggio ci comunicava che saremmo andati l’8 ottobre a Santa Marta a partecipare alla Messa celebrata da Papa Francesco. Ci sono molti ragazzi e non solo, persone che in modo diverso frequentano la Parrocchia. Alcuni rappresentanti dell’oratorio, degli scout, del gruppo giovanile degli universitari, delle giovani coppie, delle catechiste, chi è attivo nel Centro di Ascolto Caritas, chi opera in Sacrestia e chi in Parrocchia è una figura di riferimento, sempre attenta e presente.

Arriva il Don, sorride, fa l’appello, saliamo sul pullman e si parte. C’è un’atmosfera particolare che oscilla tra il desiderio di condividere l’emozione o l’agitazione che comunque ci coglie, e il bisogno di stare un po’ in silenzio per raccogliere i pensieri e godere appieno di tutto quello che stiamo per vivere. Ecco alcune altre brevi testimonianze: Oggi, 8 ottobre, è finita finalmente l’attesa iniziata un lontano giorno di agosto quando mi giunse un sms di Don Gianfranco con la notizia che ci avrebbe accompagnato dal Santo Padre!

Sì, l’attesa è finita, ma ancora un turbinio di pensieri affolla la mia mente. Penso: “Cosa dirò… cosa mi dirà Lui… potrò baciargli la mano…” Intanto, con Don Gianfranco in testa e con il gruppo dei ragazzi giungiamo in via della conciliazione.  E’ ancora un  po’ buio, ma il nostro sguardo cattura un’immagine indimenticabile e suggestiva.. in fondo alla lunga via  si staglia  la superba  basilica di San  Pietro ancora illuminata in tutta la sua bellezza. Devo dire che già questa vista mi emoziona e mi riempie di gioia.Il nostro cammino continua e dopo diversi controlli arriviamo alla chiesetta di S. Marta, una chiesetta semplice, tutta bianca: pochi banchi, alcune sedie di fronte all’altare sul quale si scorge un piccolo bouquet, dietro, lungo le pareti, alcune piante verdi; in fondo come in una nicchia, un Crocefisso e, ai lati dell’altare su una parete in basso un rilievo della Madonna con il Bambino e, dall’altra parte, una grande Ostia dorata che racchiude il Tabernacolo. Un sacerdote ci fa sedere. Siamo in tanti, l’ansia, l’attesa di vedere il S. Padre è quasi palpabile. Tutto intorno regna un silenzio religioso. A un tratto ci troviamo tutti in piedi ed eccolo! Lo guardiamo con grande riverenza. Lentamente si avvicina all’altare e inizia la celebrazione. Quando  si siede   toglie la  papalina   e   ci appare la sua testa canuta.E’ sempre in atteggiamento mistico, sembra sempre in preghiera. Questa immagine mi rimane sempre impressa nel cuore e nella mente. A volte sembra fragile, ma quando si alza e si rivolge al mondo, trasmette forza, speranza, amore e fiducia a tal punto che dopo averlo ascoltato ci si sente sereni, appagati e più disponibili verso gli altri.

Così oggi, dopo la sua omelia rimango in silenzio a guardarlo mentre sta seduto  con il capo chino aspettando quasi di sentirmi invadere dalla sua forza e nello stesso tempo vorrei che i miei pensieri giungessero a lui: in questo momento invoco lo Spirito Santo perché lo guidi sempre e lo aiuti a combattere il male del mondo. Forse, mi dico, potrò esprimergli il mio pensiero quando lo saluterò.Nel frattempo la Messa è finita e lentamente ci disponiamo in fila verso l’uscita dove ci aspetta il S. Padre, ma quando gli sono davanti, l’emozione soffoca le  mie parole, lo guardo negli occhi, gli stringo e bacio la mano e mi allontano felice di avere incontrato il suo sguardo che vale più di tante parole.

Aurora

Agosto. Messaggino del Don sul cellulare: “l’8 ottobre ti porto dal Papa”. E poi: “appuntamento alle sei meno dieci davanti la Parrocchia”. Il mio primo pensiero è “alle sei meno dieci? e come farò a svegliarmi?”. Poi piano piano arrivo alla sostanza del messaggio. Vedrò Papa Francesco in carne e ossa! L’emozione si fa strada sempre più intensa via via che si avvicina la data, finora ho sempre pensato al Papa come a un’entità astratta. Lo vedo in televisione in giro per il mondo, approfondisco le sue Esortazioni Apostoliche con il gruppo in Parrocchia, ma mai avrei pensato di poterlo vedere da vicino.Il giorno fatidico quando arriviamo a Santa Marta l’emozione lascia il posto ad un senso di pace. Papa Francesco emana un senso di serenità e di pace che mi conquista. Avrei l’impulso di andarlo ad abbracciare e ringraziare, eppure quando, dopo la celebrazione eucaristica, ho avuto la possibilità di stringergli la mano non sono riuscito a spiccicare parola, con un sorriso (forse un po’ ebete) sulla faccia, ma con uno stato di grazia interiore che porterò sempre con me come ricordo di questo incontro speciale.

Giovanni

Beh, un ricordo  mi si è parato subito davanti quella mattina… Ero bambino e, accompagnato da mio padre a piazza S. Pietro, ho assistito alla benedizione “Urbi et Orbi” di Pio XII. Era il 1955 e mio padre si chinava su me bimbetto per dirmi “Guarda, è il Papa!”… nei miei occhi c’era un puntino bianco indefinito, ma quanta eccitazione! Ora sono qui, in fila, dopo la Messa, carica di emozioni, sfiliamo uno a uno davanti al Papa. Don Gianfranco ci presenta, sorridendo a un Papa sorridente, enumera i servizi che svolgiamo in parrocchia, fa di noi un breve ritratto… E’ il mio turno, Don Gianfranco parla… non sento e non capisco niente! Tengo la mano del Papa, calda, morbida, liscia, una mano un po’ vecchia, penso, ma da essa emana una grande energia… un calore che neanche le mie mani, che sono sempre calde, hanno mai avuto! Don Gianfranco continua a parlare, non so che dice, sento solo che mi è difficile lasciare quella mano e staccare i miei occhi dagli occhi del Papa… avevo preparato qualcosa da dire… boh! Solo un sorriso grande e tanta emozione!

BrunoUn’esperienza indimenticabile che rimarrà nel mio cuore. Una spinta ad “andare oltre” e a continuare a crescere ed educare i ragazzi nello sport.

Giuliano

Un’esperienza nuova ed unica, di cui mi ricorderò sicuramente, molto bello, molto emozionante, in fondo non capita a tutti di stringere la mano al Papa. Dei momenti che rimarranno nel mio cuore per sempre.

Mirko

Un’esperienza bella ed unica. Ho provato pace tranquillità e serenità.

Gabriele