Famiglie

18/1/2026

L’ultimo incontro del gruppo delle famiglie del 2025 è avvenuto a dicembre, ma aveva coinciso con il ritiro organizzato per l’inizio dell’Avvento https://www.saccopastore.it/il-ritiro-di-avvento-20-dicembre-2025/ per tutta la parrocchia e, solo nella seconda parte, quella mangereccia, ci eravamo ritrovati soltanto noi, gruppo famiglie, nel salone, tra pizza, panettone e scambio di auguri.

Il primo incontro dell’anno 2026 si è svolto oggi. Ore 9,30 nel salone: tema del giorno “Dio entra nelle nostre case”. Dalle parole di Don Roberto ci è apparso subito chiaro che Dio non cerca  case ideali, perfette, ma entra nelle nostre case, senza grande clamore e senza portare soluzioni prefissate, entra silenziosamente.

Dio è quello che fa il primo passo… un brano che ce lo dimostra chiaramente è il miracolo delle nozze di Cana (Gv 2, 1-11): l’invitata è Maria, ma a un certo punto non sono gli sposi e neanche il maestro delle cerimonie che si accorgono che manca il vino, ma proprio Maria. E assistiamo a un tipico esempio di un colloquio Madre/Figlio simile a quello che potrebbe svolgersi nelle nostre case…. Maria dice solo, rivolta a Gesù, “Non hanno più vino”. Sappiamo quello che risponde Gesù… un linguaggio che suona duro di primo impatto anche se non lo è… “Che ho da fare con te o donna? Non è ancora giunta la mia ora….. Fate quello che vi dirà”.

E’ proprio da quel momento che inizia il conto dei tre anni che intercorrono con la morte di Gesù, è come se la parola di Maria innescasse l’inizio del processo della salvezza che Gesù ci ha portato.

Leggiamo oggi il Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38). “L’Angelo  Gabriele fu mandato da Dio”, che compie appunto il primo passo “in una città chiamata Nazareth”, una città sconosciuta, mai citata nell’Antico Testamento, perché Dio entra nei posti più insignificanti, umili, va da coloro che si sentono lontani.

“A una vergine”: vergine non in termini fisici, ma spirituali, perché chi è vergine realizza le opere di Dio, è Lui che “fa nuove tutte le cose”, noi siamo – come diceva Madre Teresa – la “penna nelle mani di Dio”.

“Entrando da lei”: l’Angelo entra, Dio non rimane fuori, non ama rimanere a distanza, entra ogni momento nella nostra vita non come un padrone, ma come ospite, solo se lo vogliamo, chiede spazio ma non controllo.

“Rallegrati”: non è un comando, viene a portarci la gioia, ci promette la gioia che nasce dalla speranza, dalla certezza della vita eterna, del Paradiso. Il cristiano non può essere triste.

“Maria era turbata”: il turbamento ci parla di vita reale, viviamo in un mondo difficile, possono accadere eventi che ti turbano, non è mancanza di fede. Il turbamento di Maria ci parla delle nostre debolezze, ci dice che abbiamo bisogno di aiuto, ci porta alla realtà della vita. A volte il turbamento coincide con l’ingresso di Dio nella nostra casa, mette in discussione le abitudini.

“Non temere”… pensiamo all’educazione, alle punizioni che abbiamo ricevuto da piccoli, a quelle che diamo ai nostri figli. Le punizioni di Dio ti lasciano la libertà di accettare, sono occasioni di crescita, sono passeggere, non umilianti e che sono sempre accompagnate dal suo aiuto: Dio è consolatore e porta sempre la pace.

“Come avverrà questo?” Maria chiede il come, non è certo un rifiuto. Il vero sì non è mai cieco, è invece dialogante.

“Nulla è impossibile a Dio”: non sarà facile, ma Dio ti assicurerà il suo aiuto.

“Avvenga di me..” non cancella la paura, ma apre la strada a Dio.

Ci immaginiamo allora la casa di Maria, due stanze, del resto la conosciamo, l’abbiamo vista: una stanza in muratura, come appare a Loreto e l’altra di roccia come vediamo a Nazareth. In quella casa come nelle nostre case si svolge la vita, abitudini, silenzi, drammi. Alcune case sono chiuse a Dio: relazioni difficili in cui vogliamo tenere fuori Dio. Ma Dio ci chiede una porta aperta, ci dice che non possiamo capire tutto, ma dobbiamo fidarci.

Prima della Messa, Don Roberto ci fornisce il solito bigliettino… un pezzetto di carta rettangolare: è la nostra “casa”. Dovremo individuare in che consiste la nostra “porta aperta a Dio” e la “porta chiusa”…

Tutti a Messa e poi confronto, dialogo, spiegazioni, dubbi… Pranzo affollatissimo. Nostri commensali preti e seminaristi. Stiamo bene insieme!

23 novembre – Incontro del gruppo famiglie

Obiettivo, come sempre, la riflessione sulla nostra vita di fede. Oggi don Roberto ci ha letto e commentato l’inizio del terzo capitolo del libro dell’Esodo… qualche cenno sugli eventi passati della vita di Mosè, salvato dalle acque. Quando era giovane e nel pieno delle sue forze aveva dovuto fuggire.. Qui lo incontriamo a ottanta anni, a Madian, quando pascolava il gregge del suocero e fa quello che faceva tutti i giorni.  Dio entra di nuovo nella sua storia: Mosè vede un angelo in una fiamma di fuoco,  fuoco che spesso nella Bibbia è simbolo della presenza di Dio. E’ il brano del “roveto ardente”. Una fiamma che non distrugge ma vivifica. Mosè si avvicina per vedere. Quando era giovane doveva scappare, ora a 80 anni Dio lo chiama gridando: Dio fa sempre la prima mossa. Gli dice di togliersi i sandali. La terra è il luogo dove ci si sporca (crf. lavarsi i piedi nel vangelo). La terra, ogni luogo può diventare  sacro se  Dio vuole che diventi sacro. Infatti noi cristiani non abbiamo, come altre religioni,  un luogo sacro dove pregare … (crf muro del tempio, mecca). Per i cristiani la messa si può fare dovunque e rende sacro il luogo. Ricordiamo che sono passati ben  430 anni da quando gli Ebrei entrarono in Egitto. Vi hanno vissuto pacificamente per molto tempo, finchè gli egiziani cominciarono a temerli e quindi a schiavizzarli perchè erano diventati troppo numerosi. Ora Dio chiede a Mosè, vecchio e balbuziente, di mettersi a capo di un movimento che possa portare gli Ebrei fuori dall’Egitto. Dio ci chiede cose al di là delle nostre forze e dei nostri pensieri proprio perché risulti evidente che ciò che facciamo non è opera nostra , ma Sua. Così Dio si rivela e si rende confidenziale con Mosè e con tutti, gli rivela il suo nome. Rivelare il proprio nome nella Scrittura è avere fiducia, rivelare se stessi. Dio quindi non libera per magia o grazie a un evento spettacolare. La liberazione dipende da qualcuno che dovrà dire di sì e farsi riconoscere da ebrei e egiziani.

Come per Mosè, così con tutti. Rileggiamo la nostra storia proprio partendo da qui: con Dio i nostri punti di debolezza diventano punti di forza. Noi siamo il luogo sacro dove Dio parla. Dio feconda le nostre opere, non siamo noi che facciamo andare le cose per il verso giusto. Dio legge i nostri cuori e se vuole una cosa ce lo fa capire.

Un suggerimento/compitino che ci è stato assegnato… appuntarsi durante la settimana gli episodi, anche piccoli, nei quali abbiamo percepito la presenza di Dio nelle cose che ci sono capitate…

La condivisione si è svolta in gruppi, due gruppi di coppie, uno di “singoli”. Abbiamo ripensato a volte in silenzio, a volte aprendoci agli altri, ai momenti importanti della nostra vita, là dove abbiamo sentito la presenza di Dio…. Il momento che abbiamo chiamato “Origine”. E poi abbiamo contemplato il nostro “Cammino”, vicino o lontano dalla fede, i momenti del dolore e come li abbiamo vissuti. Infine abbiamo dato spazio al “Desiderio”… ciò che vorremmo nel nostro futuro… Tanta roba! Qualche parola scritta in anonimato e poi letta per commentare.

Messa nella festa di Cristo re dell’universo e tutti a tavola con brindisi e benedizione.